58a Biennale di Venezia: padiglione della Costa d'Avorio

Padiglione della Costa d'Avorio alla 58. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia

Gli amanti dell'arte hanno potuto apprezzare la mostra Les maîtres de la sculpture de Côte d'Ivoire (I maestri della scultura della Costa d'Avorio) presentato nel 2015 al Musée du Quai Branly di Parigi. Composta da circa 300 opere, questa mostra ha evidenziato il lavoro di 40 artisti della Costa d'Avorio. Ha confermato l'alta qualità delle arti tradizionali ivoriane, tra le più apprezzate in Africa.

Ernest Dükü, Khepera 3, 2018. 42 x 27 x 26 cm.Ernest Dükü, Khepera 3, 2018. 42 x 27 x 26 cm.

Pur sviluppandosi al di fuori delle tecniche dei loro predecessori, aprendo nuove porte e nuove estetiche, gli artisti della Costa d'Avorio mantengono lo sguardo rivolto alle proprie radici. Ricerca di punti di riferimento. Ricerca dell'identità. Ricerca di energie rigenerative per proteggere se stessi e gli altri. In un mondo che non rispetta più nulla, che distrugge l'ambiente, che fa sparire la vita e che sogna di distruggere la terra per la vita su Marte, il percorso verso il passato rappresenta un bellissimo ossigeno.

Ci sono cose dette con la gola che ha pianto. Le parole poi cercano il volto della madre. Evocano il suo nome protettivo. Il passato conservato nei ricordi della madre aiuta a superare la disperazione e ad affrontare il futuro.

Ananian Léki Dago, Abidjan, Costa d'Avorio, 2014.Ananian Léki Dago, Abidjan, Costa d'Avorio, 2014.

Il tema dell'edizione 2019, Le ombre aperte della memoria, presenta opere che parlano della madre terra come raccolta dei ricordi dell'umanità. Ernest Dükü lavora al confine tra pittura, scultura e installazione, attorno al concetto di “mascherata”. Il ragno, l'eroe dei racconti in Africa, è il fondamento filosofico delle sue creazioni. Le metafore delle sue opere sono uno specchio che permette allo spettatore di affrontare le domande del suo mondo articolato. Ananias Léki Dago, fotografo, lavora alla vecchia maniera. Cammina con la sua macchina fotografica lungo le strade africane e ci offre rendering in bianco e nero. Il suo lavoro racconta la storia delle sviste e delle controverse aspirazioni delle nuove generazioni di africani. Valérie Oka, che ha iniziato con il design di mobili, usa il disegno e la fotografia per raccontare, con grande entusiasmo, gli eroi dimenticati della sua terra e le bellezze dell'Africa cancellate. A volte evidenzia le sue immagini con riflessi disegnati a mano che richiamano fortemente i gesti degli antenati che leggono il loro futuro sulla sabbia. Tong Yanrunan con i suoi ritratti pittorici che vanno oltre il realismo svela la memoria dell'umanità senza rivelare sentimenti e differenze sociali, lasciando così lo spettatore libero di incontrare il proprio “Alter ego”.

Valérie Oka, Heritage # 1 (Esquisse), 2019. Tecnica mista, 150 x 150 cm.Valérie Oka, Heritage # 1 (Esquisse), 2019. Tecnica mista, 150 x 150 cm.

Gli antenati sono i padri di Hypnos e Hades. Dormono la notte. Parlano nell'ombra, parlano all'ombra. I nostri artisti lo sanno. Ecco perché catturano anche le energie dei mondi di ieri. Li trasformano in luce per illuminare il percorso che collega le loro opere al giorno successivo. Perché sono ombre aperte della memoria.

Tong Yanrunan, senza titolo, 2007. 41 x 33 cmTong Yanrunan, senza titolo, 2007. 41 x 33 cm

Il Padiglione della Costa d'Avorio sarà esposto alla 58a Biennale di Venezia, dall'11 maggio al 24 novembre 2019.